Testimonianze di obiettori di coscienza:
Ferruccio Conte


La testimonianza che segue è lunga ma altresì precisa, Vi invito quindi ad avere pazienza e leggerla attentamente. Buona lettura!

Sono un obiettore di coscienza di 23 anni che vive da solo a Roma e che ha scelto di effettuare il servizio c/o il Comune di Roma perché più comodo per conciliare i miei impegni (studio, ecc.). Sono in servizio dal 15/12/98 con orario settimanale di 36 ore così suddivise: LUN e GIO dalle 08:00 alle 18:00, MAR, MER e VEN dalle 08:00 alle 13:20; non usufruisco di vitto e alloggio. Il mio vecchio orario era dal LUN al VEN dalle 08:00 alle 15:12 ma l' ho subito cambiato (accordandomi con i responsabili) in modo da evitare di pranzare sempre alle 16:00 o panini, così da gestire meglio i miei impegni privati.FASE 1) Il giorno Mercoledì 23/06/99 alle ore 19:30 circa (Fuori dall' orario di servizio) a bordo del mio motorino sono venuto a collisione con una grossa moto riportando danni e lesioni. Immediatamente è intervenuta una pattuglia della Polizia Stradale che ha provveduto a sollecitare l' arrivo di un' ambulanza (già richiesta da alcuni passanti), con la quale trasportarmi al più vicino Ospedale. Difatti sono stato trasportato al Pronto Soccorso, dove sono stato medicato con punti di sutura, sottoposto a Rx e visita neurologica; risultato: DIMESSO CON 7 GIORNI DI PROGNOSI E CONSIGLIO DI CONTROLLO AMBULATORIALE AL TERMINE DEI GIORNI SUDDETTI, così come da referto medico rilasciatomi. Con un amico venuto a prelevarmi mi sono recato sul luogo dell' incidente e ho trovato una pattuglia dei vigili urbani che mi attendeva sia per controllare i documenti miei e del ciclomotore, sia per ascoltare la versione dei fatti dal mio punto di vista. Ho provveduto a far rimuovere il ciclomotore e a far prendere ai suddetti vigili nota delle lesioni subite mostrando loro il referto del Pronto Soccorso. FASE 2) La mattina successiva, Giovedì 26/06/99, con enormi disagi fisici, mi sono recato in taxi regolarmente in servizio c/o il Comune di Roma timbrando alle ore 8.15 circa e ho informato i responsabili del fatto accadutomi. Non sapendo come comportarsi mi hanno consigliato di recarmi personalmente al Distretto Militare per chiedere informazioni. Accompagnato da un amico (Per l' eventualità di malori), e con un taxi ci rechiamo al Distretto Militare; mi informano che non sarei dovuto andare in servizio ma restare a casa ed avvertire l' ente telefonicamente! (Dopo il danno la beffa!!), comunque mi invitano a recarmi all' Ospedale Militare al fine di farmi convalidare i giorni di prognosi; a questo punto mi compilano un modello (Di colore verde) da consegnare all' Ospedale Militare stesso. Ritornato in Comune informo nuovamente i responsabili che provvedono a munirmi di modulo per "servizio esterno", generalmente usato SOLO per effettuare servizi presso gli anziani (Accompagno visite mediche, richiesta documenti per loro conto, consegna al domicilio di spesa o medicine, ecc.) per recarmi all' Ospedale Militare. Alle ore 12.00 circa ho lasciato il Comune e timbrato regolarmente; sul modulo di servizio esterno è indicata l' autorizzazione dalle ore 12.00 a T.U (Tempo Utile) che avrei dovuto indicare io una volta libero. Questo perché essendo Giovedì io sarei dovuto restare in servizio fino alle ore 18:00, quindi se mi fossi liberato prima sarei dovuto o rientrare in servizio fino al termine dell' orario oppure recuperare le ore di servizio non effettuate il giorno successivo. Arrivato all' Ospedale Militare, sempre con un taxi data la difficoltà a camminare, alle 12.40 circa e una volta varcato il cancello iniziavano le 9 ore più brutte della mia vita!!! Cercherò di comunicare le emozioni/sensazioni provate pur rendendomi conto che sarà difficile. Comunque, mi reco al Pronto Soccorso spiegando dell' incidente accadutomi (Specifico al Capitano Medico: L' INCIDENTE SI E' VERIFICATO FUORI DALL' ORARIO DI SERVIZIO!) e di essere lì presente su consiglio del Distretto Militare. Mi invitano a recarmi con il modulo consegnatomi dal Distretto stesso (Il famoso modulo di colore verde) all' Ufficio Registrazioni. Eseguo (scoprirò poi di essere stato un ingenuo!) e consegno il modulo al militare di turno (soldato semplice), il quale oltre a sbeffeggiarmi (Quale Obiettore di Coscienza) ritira il suddetto modulo e mi consegna una ricevuta stampata col computer invitandomi a recarmi presso lo spogliatoio per consegnare gli abiti civili e tutti gli effetti personali. Stupito chiedo perché, ma mi viene risposto che da quel momento io sono ricoverato e sotto legislazione militare!! Cerco di fargli capire che stanno comportandosi illegalmente e lo invito a farmi uscire dall' Ospedale manifestando la chiara intenzione di voler rinunciare ai giorni di riposo (Pur di uscire!!). Niente. Segue una polemica ed infruttuosa conversazione. Era come dialogare con un muro di gomma! Le mie parole non erano comprese, non per incapacità del soggetto, ma a causa della volontà di non volerle capire! Pur di cavarmela, cerco di prender tempo dicendo che dovrei almeno andare a casa a prendere della biancheria, lo spazzolino, ecc. Non vuole sentire ragioni!! Scoprirò poi che è usuale ricoverare seduta stante sia militari che obiettori, senza dar loro alcuna possibilità di avvertire dei parenti, amici, ecc. Scocciati (mi dicono che non sono abituati a ricevere ordini, ma a darli!) mi accompagnano allo spogliatoio, mi privano di tutti gli abiti civili, mi levano cellulare, portafoglio, oggetti personali! Il tutto viene imbustato in malo modo e archiviato. Vengo obbligato a firmare sulla ricevuta di non avere con me oggetti di valore o denaro da lasciare in custodia! Faccio presente di voler almeno cautelarmi e lasciare in custodia il denaro e il cellulare; mi viene detto che non è possibile, ma dopo estenuanti trattative mi viene consentito di trattenere il cellulare. Psicologicamente e fisicamente distrutto e obbligato ad indossare un pigiama militare di due taglie più piccolo comincio a vagare all' interno dell' ospedale. Ero già rassegnato a subire il furto di denaro, oggetti personali, ecc. poi non verificatosi. Fortunatamente ho prelevato dalla mia valigetta (nascoste in un quotidiano) varie stampe "scaricate" da INTERNET riguardanti il servizio civile: la nuova legge di luglio '98, il prontuario per la gestione del servizio civile, la convenzione tra il Ministero della Difesa e il Comune di Roma, ecc. Mi accompagnano presso il reparto assegnatomi (così come si evince dalla stampa al computer precedentemente consegnatami): PSICHIATRIA (non mi spiegano il perché dell' assegnazione a tale reparto!). Al reparto trovo dei giovani sottufficiali che cominciano ad offendermi perché non ho fatto il militare, a fare strani discorsi sull' obiezione di coscienza, sul dovere di servire lo Stato, ecc. Mi mettono al corrente che chissà quanti giorni (e soprattutto quante notti!) avrei dovuto passare lì. Mi rendo conto di essere diventato il loro momentaneo divertimento! Cerco di far capire che stanno comportandosi illegalmente sulla base dei documenti che detengo e pur di farli impietosire cerco di farli sentire importanti. Nessun risultato! La loro risposta è che non conoscono la legge del '98 e quindi applicano quella del '72!!! Sorpreso faccio presente che l' affermazione è folle! Una legge successiva abroga la precedente! Risposta con tono stizzoso: "Caro obiettore qui comandiamo noi e facciamo come ci pare! Chiaro?" Mi costringono a fornire i miei dati anagrafici al fine di aprire una cartella clinica (Nome dei miei genitori, età, professione, stato di salute loro e delle mie sorelle, ecc.). Mi obbligano a firmare la cartella, nonostante cerchi di prender tempo con futili scuse dati gli incessanti ordini. Sempre più rassegnato mi consegnano le lenzuola e mi accompagnano al letto assegnatomi obbligandomi a rassettarlo e a coricarmi (alle 12:46???). Entro così in una camerata con una ventina di militari che subito apprendono che sono obiettore di coscienza (non perché lo dico io, ma perché il militare che mi ha accompagnato dice ad alta voce alla suora di registrare "l' OBIETTORE nome e cognome!!!" I militari cominciano ad offendermi ma fortunatamente non vanno oltre, anche perché io abbandono la camerata incurante dell' ordine di coricarmi e mi reco in cortile! Contatto allora telefonicamente sia mio padre (che si trova a Bari per un convegno) sia il Comune di Roma per chiedere aiuto e sostegno ma questi mi informano che il Dirigente è in ferie e non raggiungibile, quindi consigliano di rivolgermi alla Lega Obiettori di Roma per chiedere consiglio. Così faccio! Telefono alla Lega Obiettori e vengo invitato da un certo Massimo a far presente ai militari che stavano comportandosi illegalmente e come ultima ipotesi mi si consiglia di avvertire i Carabinieri, dato che a detta della Lega si stava configurando un vero e proprio "sequestro di persona". Massimo, oltre ad essere disponibile, mi lascia il suo cellulare privato nel caso ne avessi avuto bisogno. Un po' su di morale mi reco allora al Pronto Soccorso, da cui hanno avuto inizio i "giochi" e cerco di nuovo di far presente la mia condizione; non ottengo risposta ma solo sberleffi e risposte ironiche e/o fuori luogo sia dal Capitano Medico precedentemente contattato (ricordate? quello del muro di gomma!) che da altri militari sopraggiunti con grande curiosità. Fuori di mè informo nuovamente mio padre degli sviluppi (intanto si è messo in viaggio da Bari per raggiungere Roma ed è in contatto telefonico con un avvocato) e mi reco c/o il posto fisso dei Carabinieri all' interno dell' Ospedale Militare; spiego loro la mia situazione e sulla base delle leggi che conosco e che mostro loro cerco di convincerli. Ci riesco!!! Convocano colui che è addetto alla vigilanza: "l' Ufficiale di Picchetto" (che è anche Capitano Medico) e lo invitano a dimettermi. L' ufficiale dapprima perplesso ma poi convinto, telefona ad un Maggiore Medico il quale conferma di dimettermi sotto mia responsabilità meravigliandosi di tanto "rumore". Assieme all' Ufficiale di Picchetto lasciamo i Carabinieri, ringrazio e ci rechiamo di nuovo al Pronto Soccorso (che praticamente diviene la mia seconda casa!). Ritelefona al Maggiore che aveva contattato precedentemente quando ci trovavamo dai Carabinieri. Comincio a fiutare qualcosa di sospetto, ma sono speranzoso. Il maggiore vuole parlare con me. Colloquiamo serenamente e insistentemente mi invita "per il mio bene" a rimanere, ma data la mia tenacia si arrende e ordina quindi di dimettermi. Vengono allora preparate due copie della lettera di dimissioni con invito a consegnarne una presso il reparto cui ero ricoverato (PSICHIATRIA) e l' altra al mio ente il giorno successivo. Mentre mi reco al reparto, felice della mia vittoria e degli studi in giurisprudenza fino ad allora recriminati, vengo fermato da un trafelato Maresciallo dell' Esercito (proveniente dall' ormai famoso Pronto Soccorso) che era stato raggiunto telefonicamente dal Capo Reparto di Psichiatria (Un altro Maggiore Medico!) il quale ordina di ritirare la lettera, sostenendo che solo lui poteva dimettermi e nessun altro! Comunica anche di attendere il suo arrivo per le determinazioni del caso. Rientro per l' ennesima volta al Pronto Soccorso e provvedono a mettermi in contatto telefonico con il suddetto Capo Reparto. La prima impressione telefonica è di una persona arrogante; non mi lascia parlare, non vuol sentire le mie dimostranze in base alla legge sull' obiezione; comunico che mio padre è preoccupato ed è in viaggio per Roma. Il colloquio finisce in malo modo e mi ORDINA di aspettarlo. Alle ore 19.00 circa (Sono ormai trascorse 7 ore dal mio "maledetto ingresso" che ho colloqui con decine di persone e non ho neanche pranzato!) arriva all' ospedale e dapprima mi fa presente che l' ho disturbato mentre era a casa, poi mi invita a seguirlo in una stanza e mi sottopone ad una serie di domande a cui sono obbligato a rispondere (Noto che mentre io rispondo lui stila una relazione anche sul modo di comportarmi, sui gesti che faccio, sullo sguardo, e a detta sua: sul mio abbigliamento! (Ma se erano stati loro ad obbligarmi ad indossare un pigiama militare di due taglia più piccolo!). Arriva nel contempo il Maggiore che aveva ordinato telefonicamente di dimettermi e ritratta quello che aveva detto provvedendo a strappare le due copie della lettera di dimissioni che egli stesso aveva ordinato di fare. Segue breve litigio (forse finto!) tra i due ufficiali-colleghi. Il colloquio dura circa 1 ora. Vengo informato che ha lo scopo di vedere se mi oriento nel tempo, nello spazio, se comprendo la lingua italiana, se ho logica, ecc. Le domande sono varie, eccone alcune che ricordo: "Mi dice un diritto dovere? Che studi ha fatto? E' contento della vita che conduce? Che rapporti ha con i suoi genitori? Conosce il diritto anglosassone?". Alla fine dopo aver detto di non volermi sottoporre a nessuna visita ma di voler abbandonare l' ospedale sempre disponibile a rilasciare dichiarazione liberatoria informo altresì che mio padre mi sta raggiungendo e se necessario si presenterà con i Carabinieri e/o con un legale. Vengo a questo punto minacciato di denuncia di diserzione o di redazione di una perizia psichiatrica con lo scopo di dichiararmi seminfermo di mente e mi dichiarano che le denunce non li spaventano affatto, anzi non possono avere che piacere!! Mi dicono: "Le costerà caro tutto ciò!". Concludono (i due Maggiori ufficiali-colleghi) sostenendo che la mia è paura di pernottare all' ospedale o addirittura "un puntiglio"! Vengo invitato ad uscire dalla stanza e gli ufficiali si ritirano per consultarsi sul mio caso. Esausto mi reco ancora una volta dai Carabinieri, i quali meravigliati che fossi ancora lì, mi fanno presente che a questo punto non possono più aiutarmi perché non ritengono di poter far cambiare idea ai Maggiori in questione. Mi offrono la loro solidarietà, ma faccio presente che non so che farmene! Telefono al Comune di Roma ma purtroppo gli uffici hanno chiuso e non mi risponde nessuno. Nel frattempo i Maggiori finiscono il loro consulto informandomi di non potermi dimettere per nessun motivo e di voler conferire con i miei genitori per informarli della gravità della mia situazione. Segue un' altra estenuante quanto inutile conversazione per far capire che non sono minorenne. Avverto mio padre. Vengo invitato, o meglio, obbligato, a sedermi in una stanza ad attendere l' arrivo di mio padre. Ogni tanto lo chiamo al cellulare e informo gli ufficiali sui suoi tempi di percorrenza! Alle ore 21.20 circa arrivano i miei genitori (mio padre nel risalire da Bari, si è fermato a Benevento a prelevare mia madre e le mie sorelle). Mi trovano in uno stato pietoso!! Vengono invitati a colloquio al fine di convincermi a restare. Mio padre fa presente che non ho nessuna intenzione di rimanere lì e li invita a dimettermi. Prende altresì nota dei nominativi e delle loro qualifiche (non sa che già l' ho fatto io). Il Maggiore Capo Reparto tenta di fare domande a mio padre (vuol forse vedere se anche mio padre si orienta nel tempo, nello spazio, ecc???); eccone alcune: "Io immagino un ragazzo diverso prima dell' incidente, Lei come lo trova? Visto che il ragazzo vive solo a Roma Lei lo sente telefonicamente? Ogni quanti giorni? Posso chiederLe che lavoro svolge? Avete altri figli?". Mio padre non risponde ma controbatte con frasi ironiche a cui il Maggiore non da seguito. A questo punto mio padre conduce l' ennesima trattativa e dichiara sulla cartella clinica di dimettermi sotto sua responsabilità; scrive così: "Reso edotto dei rischi cui andrebbe incontro mio figlio ne chiedo la dimissione sollevandovi da ogni responsabilità. Chiedo copia carteggi tutti. 24/06/99 ore 21,20". Io firmo per conferma ed accettazione. Visto che mio padre è a conoscenza del mio rifiuto di essere sottoposto a visite rimane perplesso nello scorgere una riga (sempre sulla cartella clinica) che recita: "Si ritiene opportuno intervento psichiatra, vedere relazione allegata". Chiediamo delucidazioni e il Maggiore Capo Reparto ci dice che lui ha provveduto ugualmente a relazionare anche con il mio rifiuto! Allora mio padre li obbliga a rilasciarci ricevuta e così fanno. La ricevuta, su carta intestata dell' ospedale, firmata dal Maggiore che aveva ordinato di dimettermi (Il furbo Maggiore Capo Reparto non ha voluto firmare ma ha fatto firmare il collega!); la ricevuta recita: "Alle ore 21:20 si dimette a richiesta reso edotto dei rischi cui va incontro l' obiettore NOME e COGNOME e si consegna ai genitori". Credo che a questo punto si siano incastrati da soli! Hanno ammesso di avermi rilasciato solo dopo 9 ore! Come giustificheranno la mia permanenza in ospedale visto che non risultano a mio nome analisi cliniche o visite mediche? Mi viene poi richiesta la ricevuta per consegnarmi gli abiti e gli effetti personali. Furbescamente dico di averla persa (mi servirà in seguito per provare il tutto!). Prima polemizzano poi vista anche l' ora, mi accompagnano allo spogliatoio per restituirmi tutto, informandomi però che visto che non mi hanno rilasciato nessun provvedimento medico legale (Idoneità, non idoneità, convalescenza, ecc.) non potrò recarmi in servizio presso il Comune di Roma. Inoltre minacciano di denunciare i responsabili dell' ente per "omissione atti d' ufficio".FASE 3) Alle ore 8.15 circa del giorno successivo, Venerdì 25/06/99 incurante delle minacce subite mi reco regolarmente in servizio al Comune di Roma e informo i responsabili dell' accaduto; mi lamento anche per la mancata assistenza ricevuta dall' ente. Presi alla sprovvista e incapaci di prendere iniziative si consultano telefonicamente con altri enti che hanno gli obiettori (tipo ARCI, CARITAS, ecc.) Io sono rimasto regolarmente in servizio fino alle ore 12.00 circa, poi sono stato invitato dai responsabili a fruire di permesso per motivi personali di un' ora e mezza al fine di coprire l' orario di servizio (che terminava alle 13:20). Vengo sempre invitato a fruire di 3 giorni di licenza breve (SAB, DOM e LUN) sempre per motivi personali. Faccio presente che non vorrei "sprecare" dei giorni di licenza breve e invito i suddetti responsabili a rilasciarmi licenza di 36 ore (Quella da poter rilasciare in concomitanza con il fine settimana) in modo da non intaccare il monte giorni delle licenze. E' stato inutile! Preciso che da quando è aperta la convenzione con il Ministero della Difesa sono il 1° obiettore che fruisce di licenza il Sab e la Dom visto che in tali giorni il Comune è chiuso. Inoltre io sarei dovuto rientrare in servizio Martedì 29/06, ma il Comune è stato chiuso perché SS. Pietro e Paolo. Specifico che nessuno di noi obiettori è in servizio il sabato e la domenica, ma l' ente non ci rilascia mai nessuna licenza; veniamo semplicemente invitati a restare a casa, difatti sui fogli delle presenze non firmiamo il sabato e la domenica. Così accade anche per altre festività in cui il Comune è chiuso (Per esempio "I natali di Roma", SS. Pietro e Paolo, il 1° Maggio, ecc.) La licenza l' ho trascorsa a Benevento c/o mia madre e al fine di cautelarmi Sabato 26/06/99 (1° giorno di licenza) sono andato al Comune di Benevento e ho presentato domanda di trasferimento anagrafico. In città conosco vari Carabinieri che possono aiutarmi nel caso il Distretto mi abbia denunciato per diserzione e/o altro; a Roma sarebbe stato più difficile!. Ho subito notificato per Raccomandata AR il trasferimento sia al mio ente (Comune di Roma) sia al Distretto Militare di Caserta (Perché è il distretto c/o cui effettuai la visita "dei tre giorni" in quanto all' epoca residente a BN, ed è altresì il distretto che mi ha inviato la cartolina precetto).FASE 4) Mercoledì 20/06/99 sono normalmente rientrato in servizio, seppur con "acciacchi vari" e ho chiesto se avevano avuto comunicazioni dal Distretto e/o dall' Ospedale Militare; risposta negativa. Ho prestato servizio fino alle ore 13:20 poi sono andato via assolutamente stupito di come al mio ente siano sereni. Allora non è vero che mi trattengono in servizio illegalmente perché l' Ospedale Militare non ha rilasciato un provvedimento medico legale?

Attualmente sono in servizio e in attesa di determinazioni che seguiranno; ho omesso volutamente tutti i nominativi che pubblicherò una volta terminato il servizio o se riceverò denunce, esposti, segnalazioni, ecc. se i militari avranno il coraggio, o l' errore di fare. Per il momento sono in attesa di concordare con il mio legale eventuali iniziative pubbliche, conseguentemente non ho intenzione di fare tanta pubblicità al caso, se non in maniera anonima ma a tempo debito attuerò tutte le iniziative che riterrò più opportune, compreso un' interrogazione parlamentare, quale possibilità già offertami.Al di là di facili considerazioni che preferisco risparmiarVi, comunico che eventuali commenti sono graditi all' indirizzo: fercon76@hotmail.comRoma 02/07/99


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